Strategia della Manipolazione di Massa – secondo N. Chomsky

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Manipolazione di Massa

Avram Noam Chomsky (Filadelfia, 1928) è un linguista, filosofo, teorico della comunicazione e anarchico statunitense. Professore emerito di linguistica alla Massachusetts Institute of Technology, è riconosciuto come il fondatore della grammatica generativo-trasformazionale, spesso indicata come il più rilevante contributo alla linguista teorica del XX secolo.

Ma ciò che lo ha reso più famoso al vasto pubblico è sicuramente la sua analisi del ruolo dei mass media nelle democrazie occidentali, e di come i governi agiscano attraverso gli organi di informazione per manipolare l’opinione pubblica e arrivare ad ottenere il consenso della popolazione. Gli studi di Chomsky lo hanno portato a teorizzare, in dieci punti, quella che è da lui stesso definita la “Strategia della Manipolazione di Massa”:

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Homo Metropolitanus e l’involuzione tecnologica

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Homo Metropolitanus vs Homo Conscium

L’Homo Metropolitanus vive in città. Si alza alle sette di mattina e mentre si reca in bagno per espletare i suoi bisogni fisiologici, ha già acceso lo smartphone e controllato i suoi 15 account social a cui è collegato.

Fa colazione, si lava, si veste e salta in macchina per recarsi al lavoro. Ascolta la radio nel traffico, imprecando contro gli altri automobilisti. Poi arriva in ufficio, dove trascorre le prossime otto ore della sua giornata chino davanti allo schermo di un pc, sotto le luci di una lampada al neon. L’Homo Metropolitanus sa rispondere a 150 mail al giorno, fare presentazioni in powerpoint, ed eseguire tutti gli ordini del suo capo senza chiedersi troppi perché.

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Carne cancerogena? Il vero problema è la deforestazione

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Carne cancerogena? Non è questo il vero problema

Il vero problema si chiama allevamento intensivo. Sta causando una deforestazione rapida come non mai e sta togliendo ossigeno al Pianeta. Vegetariani o carnivori, siamo tutti sulla stessa barca.

Non mi preoccupa tanto il fatto che la carne sia stata dichiarata cancerogena dall’OMS. Siamo pieni di sostanze cancerogene, e chissà quando ci diranno che il nostro smartphone e le reti wi-fi sono decisamente peggio di una fetta di bresaola (in realtà ce lo dicono già, basta leggere le avvertenze dei produttori segnate sulle istruzioni dei nostri cellulari).

Ma non voglio fare il catastrofista. Lo scopo di questo mio articolo è informare chi alcune cose non le sa ancora. Senza schierarmi né dalla parte dei vegetariani, né da quella dei carnivori.

Il vero problema della carne è che non è (più) un prodotto SOSTENIBILE per la nostra Terra. Siamo circa 7 miliardi di individui e molti di noi mangiano carne più volte alla settimana. Oggi, l’industria alimentare, per produrre carne, deve sfruttare oltremodo il suolo agricolo. Nei paesi in cui la gente muore ancora di fame, la produzione agricola viene destinata a nutrire gli animali che saranno consumati dalla fascia più “ricca” della popolazione. Una mucca da allevamento mangia 60kg di grano al giorno e beve oltre 100 litri d’acqua al giorno. Ogni minuto vengono abbattuti 4 ettari di foreste (pari a 33 campi di calcio!) per creare nuovi terreni agricoli per produrre il mangime che servirà a sfamare gli animali, i quali vengono poi trasformati in salumi o fette di carne, arrivando sulla nostra tavola con un dispendio energetico enorme. Il Brasile ha consumato l’80% delle foreste per convertirle a pascoli.

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Le domande giuste per un mondo migliore

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Le domande giuste per un mondo migliore

Se al posto di basare la nostra società sull’economia, la basassimo sull’ecologia, non ci chiederemmo: “Quanto fa la tua auto con un litro?” Ma ci chiederemmo: “Quanta CO2 produce la tua auto con un litro?”

Se al posto di guardare a ciò che ci divide, guardassimo a ciò che ci unisce, non ci chiederemmo: “Che differenza c’è tra Cristianesimo e Islam?” Ma ci chiederemmo: “Cosa accomuna l’amore predicato da Gesù con l’amore predicato da Maometto?”

Se al posto di vivere secondo la legge del più forte vivessimo secondo un principio di mutua collaborazione, non ci chiederemmo: “Come posso avere la meglio sul mio simile e avvantaggiarmi su di lui?” Ma ci chiederemmo: “Come potremmo fare qualcosa insieme al mio vicino, dividere le fatiche e avere entrambi profitto?”

Se al posto di pensare che tutto ci è dovuto, pensasissmo che siamo noi stessi artefici del nostro destino, non ci chiederemmo: “Cosa deve fare il mio Governo per me?” Ma ci chiederemmo: “Cosa posso fare io per il mio Paese?”.

Basterebbe solo cambiare le nostre domande per trovare le risposte a un mondo migliore.

Scrivere a mano aiuta la memoria

Secondo una ricerca pubblicata dallo Psychological Science Journal, scrivere a mano è più vantaggioso rispetto alla scrittura su laptop, soprattutto dal punto di vista dell’esercizio delle capacità mnemoniche. Ecco cosa scrivono Pam Mueller e Daniel Oppenheimer, che hanno condotto la ricerca:

«Prendere appunti su computer portatili piuttosto che scrivendo a penna su carta è sempre più comune. Ai fini dell’apprendimento, un appunto scritto attraverso la tastiera di un pc è meno efficace di uno scritto a mano. Gli studi si sono concentrati principalmente sulla capacità degli studenti di operare in multi-tasking quando utilizzano laptop. Ciò incrementa ovviamente il loro grado di distrazione. L’attuale ricerca suggerisce che anche quando i computer portatili vengono utilizzati esclusivamente per prendere appunti, possono ancora compromettere l’apprendimento perché il loro uso nel trattamento dei dati è superficiale. In tre studi, abbiamo scoperto che gli studenti che hanno preso appunti su computer portatili hanno ottenuto risultati peggiori su questioni concettuali rispetto agli studenti che hanno preso appunti preferendo scrivere a mano. Abbiamo dimostrato che la tendenza di chi prende note con un laptop è quella di trascrivere le informazioni testualmente, piuttosto che di elaborale e riformularle con le loro stesse parole, come invece avviene quando si scrive su carta.»

Scrivere a mano è più creativo perché permette a chi scrive di rielaborare le informazioni, e quindi di ricordarle meglio
Scrivere a mano è più creativo perché permette a chi scrive di rielaborare le informazioni, e quindi di ricordarle meglio

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Scrivere è… gli scrittori raccontano

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Scrivere è…? Alcuni autori ci spiegano cosa significhi per loro la scrittura.

« Scrivere per comunicare, perché la scrittura è il modo in cui riesco a far passare delle cose attraverso di me, delle cose che magari vengono a me dalla cultura che mi circonda, dalla vita, dall’esperienza, dalla letteratura che mi ha preceduto, a cui do quel tanto di personale che hanno tutte le esperienze che passano attraverso una persona umana e poi tornano in circolazione. È per questo che scrivo. Per farmi strumento di qualcosa che è certamente più grande di me e che è il modo in cui gli uomini guardano, commentano, giudicano, esprimono il mondo: farlo passare attraverso di me e rimetterlo in circolazione. »
Italo Calvino, scrittore

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