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Francesco Delpiano, l’ingegnere recordman del nuoto

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Intervista con Francesco Delpiano

Mi piace pensare alle persone diversamente abili come a coloro che con la metà delle risorse rispetto a un normodotato riescono a fare il doppio di quello che farebbe una comune persona. Francesco Delpiano è un amico, e me lo ha dimostrato in questa intervista.

«Ascolta, a me l’intervista sta bene, purché emerga un messaggio di speranza. Il tempo della rabbia e del dolore l’ho superato, ora ho altro da raccontare».

Quando lo contatto telefonicamente, Francesco Delpiano accoglie la mia richiesta con questa premessa. E quando pochi giorni più tardi lo incontro nella sua Parma, dopo una lunga chiacchierata seduti al tavolino di un bar, capisco che dietro quel suo desiderio c’è la forza di chi, di fronte al dramma che gli ha cambiato la vita, ha saputo riconoscere il “prima” e il “dopo”, e ricostruirsi una seconda vita anche quando il “dopo” gli aveva lasciato nulla del “prima”.

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Giro di Lombardia 2006, l’impresa di Bettini

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Giro di Lombardia 2006, l’impresa di Paolo Bettini.

Nel 2006 Paolo Bettini vinse la sua ultima classica monumento, il Giro di Lombardia, bissando il successo dell’anno prima. Quella vittoria arrivò al termine di un susseguirsi di eventi incredibile. Tre settimane prima, il Betto aveva vinto il Mondiale a Salisburgo. Ma a dodici giorni dal via della classica d’autunno, suo fratello Sauro morì in un incidente stradale. Il campione toscano meditò a lungo il ritiro, poi all’ultimo decise di correre, tra disperazione e attaccamento alla vita, anche in ricordo del fratello. Vinse. E sul traguardo di Como fu un’esplosione di lacrime, rabbia e amore. Quando lo sport diventa metafora di vita.

COMO. «Se questo qui oggi vince, dopo tutto quello che gli è successo nelle ultime due settimane, siamo di fronte a un fenomeno. E se io non collasso stavolta, il mio cuore può reggere a tutto».

Mancano una cinquantina di chilometri all’arrivo del Giro di Lombardia e Bettini è in testa a tirare il gruppetto dei sette corridori che lui stesso ha selezionato con quattro scatti a ripetizione sul Ghisallo. Con lui ci sono Di Luca e Rebellin, Riccò, il lussemburghese Schleck, lo spagnolo Sanchez Prado e l’olandese Boogerd. E mentre il “Grillo” detta l’andatura in piedi sui pedali, oscillando sulle braccia, la fronte grondante di sudore e gli occhi rossi per la fatica, l’addetto stampa della Quick Step segue le ultime fasi di gara dal monitor posto cinquanta metri dopo lo striscione d’arrivo. Alessandro Tegner cela lo sguardo sotto un paio di lenti scure, sorride e fa dell’ironia, ma non riesce a nascondere la tensione che cresce man mano che la corsa si avvicina alla sua conclusione. Tegner è il primo tifoso dei corridori per i quali lavora e quando questi si trovano nella possibilità di giocarsi una grande vittoria, lui, nonostante la giovane età, si emoziona così intensamente da sentire i battiti del proprio cuore aumentare sensibilmente. Quest’anno le coronarie di Tegner hanno resistito alla vittoria di “Possàto” (Pozzato) alla Sanremo, al successo di “Tommeke” (Boonen) al Fiandre e al trionfo di “Betto” (Bettini) a Salisburgo, ma stavolta l’emozione è qualcosa di più forte della sola tensione agonistica.

Sono passati dodici giorni dalla scomparsa di Sauro, 42 anni, fratello maggiore di Bettini. Era la sera del 2 ottobre. Sauro stava rientrando a casa in macchina, verso La California, il comune toscano dove vive anche Paolo, quando la sua auto è uscita di strada. Un colpo di sonno prima di una curva gli è stato fatale.

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Le domande giuste per un mondo migliore

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Le domande giuste per un mondo migliore

Se al posto di basare la nostra società sull’economia, la basassimo sull’ecologia, non ci chiederemmo: “Quanto fa la tua auto con un litro?” Ma ci chiederemmo: “Quanta CO2 produce la tua auto con un litro?”

Se al posto di guardare a ciò che ci divide, guardassimo a ciò che ci unisce, non ci chiederemmo: “Che differenza c’è tra Cristianesimo e Islam?” Ma ci chiederemmo: “Cosa accomuna l’amore predicato da Gesù con l’amore predicato da Maometto?”

Se al posto di vivere secondo la legge del più forte vivessimo secondo un principio di mutua collaborazione, non ci chiederemmo: “Come posso avere la meglio sul mio simile e avvantaggiarmi su di lui?” Ma ci chiederemmo: “Come potremmo fare qualcosa insieme al mio vicino, dividere le fatiche e avere entrambi profitto?”

Se al posto di pensare che tutto ci è dovuto, pensasissmo che siamo noi stessi artefici del nostro destino, non ci chiederemmo: “Cosa deve fare il mio Governo per me?” Ma ci chiederemmo: “Cosa posso fare io per il mio Paese?”.

Basterebbe solo cambiare le nostre domande per trovare le risposte a un mondo migliore.

Le stampelle Tompoma

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Le stampelle Tompoma

Le stampelle Tompoma sono le migliori stampelle al mondo: leggere, resistenti, silenziose, realizzate su misura, facilitano lo spostamento del corpo grazie a un gioco di leva migliore rispetto a quello delle stampelle tradizionali. Da un’idea di Renato Brignone, una storia tutta italiana.

Su YouTube gira anche un video, ironico e singolare. Si vede un uomo a figura intera, in mutande, che sorride sornione da sotto il suo pizzetto rosso. Ma il dettaglio che colpisce sono le gambe: la sinistra è normale, la destra è deforme e lunga – pardon, corta – la metà. Poi si sente la voce fuori campo della persona in questione, che si presenta e racconta chi è: «Sono Renato Brignone, sono fatto così. Ma cammino. Faccio fatica a trovare dei jeans che mi vadano al primo colpo. Ho sempre dovuto fare l’orlo. È anche da questo che ho capito che la vita è questione di punti di vista. Ma quel giorno non ho più visto niente».

E a questo punto il video cambia sequenza narrativa e mostra il giorno in cui Brignone non ha visto più niente: il giorno in cui ha raggiunto e ridisceso la Cima del Monte Rosa, dopo 16 ore di cammino, lui, le sue gambe e le sue stampelle.

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Viaggio in bici tra Provenza e Alpi Marittime

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Un viaggio in bici di 900 km in sette giorni tra mare (Mar Ligure) e montagna (Alpi Marittime). Quest’anno io e Gosia (la mia compagna di viaggio, nonché di vita) abbiamo optato per delle vacanze ecologiche ed economiche.

Ecologiche perché le abbiamo trascorse pedalando in mezzo alla natura, economiche perché pedalare non costa nulla, e poi perché abbiamo ridotto le nostre necessità ai bisogni essenziali, riscoprendoci così molto più liberi.

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Istituto Milano, la scuola degli sportivi

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Istituto Milano, la scuola superiore pensata ad hoc per i giovani atleti.

L’Istituto Milano dal 2001 promuove un’offerta formativa dedicata agli studenti impegnati in attività agonistiche extrascolastiche. Consapevole che anche lo sport contribuisce alla crescita personale, la mission dell’istituto è capitalizzare il minor tempo a disposizione sui libri con un percorso scolastico di qualità. La scuola ha il patrocinio sportivo di F.C Internazionale.

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dio Denaro uber alles. E la vita?

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Dio Denaro uber alles. E la vita?

Ieri la Grecia, per ripagare un debito creato dal sistema economico attuale, ha dovuto privatizzare 14 aeroporti statali, che sono stati venduti a una società tedesca.

Se nel 1946 la Germania avesse ripagato tutti i crimini di guerra commessi dal fanatismo del Nazismo vendendo ciò che aveva sul suo territorio, probabilmente oggi la Polonia a ovest confinerebbe con Francia, Olanda e Belgio.

Il debito greco potrebbe essere azzerato con un click sul computer, mentre le vite sottratte dalla guerra non tornano più indietro e dalle macerie sono serviti anni per ricostruire città.

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Pubblicare un libro: editore o self-publishing?

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Pubblicare un libro: editore o self-publishing?

Qual è la soluzione migliore per pubblicare un libro e ottenere il massimo in termini di visibilità e successo?
Diciamo subito che ogni libro ha vita propria e non è detto che la soluzione migliore sia sempre la stessa. Molto dipende dal pubblico di riferimento per il quale l’autore scrive e dall’obiettivo che l’autore stesso si è prefissato.
Vediamo ora le tre opzioni più comuni per pubblicare un libro e analizziamo poi di ciascuna soluzione vantaggi e svantaggi:

1. editore
2. self-publishing
3. tipografia

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Libro: Il fiore dell’Amaranto di Titti Gemmellaro

Il fiore dell’Amaranto è la storia di una donna, Lidia, e del suo desiderio di famiglia mai completamente realizzato. In Lidia convivono la figura della madre premurosa e quella della moglie incompresa, che lotterà fino in fondo in nome dei suoi ideali. La vicenda si concluderà in modo inaspettato, e introdurrà un percorso di crescita personale che sfocerà in una nuova consapevolezza. Solo guardando il dolore in faccia, Lidia comprenderà il suo passato e darà un significato al suo percorso. Il messaggio dell’autrice è che la verità si raggiunge solo spogliandosi di tutti i sentimenti “illusori”. Solo dopo averli sviscerati e compresi nella loro interezza, ciascuno di noi può ritrovare la propria autenticità.

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Il tempo – anzi esattamente i tempi-. Qualcosa di vivo che nasce, cresce, decade e rinasce in una successione che ritorna. Un tempo finisce; un altro ritorna.

Il fiore dell’amaranto, simbolo dell’immortalità nella cultura occidentale, è l’unico che “non appassisce” nel significato del termine greco “amarantos”. Plinio il Vecchio ne parla come di una pianta in grado di rigenerarsi se messa in acqua anche dopo molto tempo che è stata fatta essiccare. La capacità di non appassire nonostante le condizioni climatiche avverse e le sofferenze della pianta sono le caratteristiche che le fanno assumere il significato di simbolo dei rapporti duraturi, che non vengono scalfiti dalle difficoltà e dal trascorrere del tempo. Nella civiltà greca l’amaranto ha però un altro importante significato: l’immortalità del fiore viene attribuita anche all’anima e l’amaranto è utilizzato come simbolo di buon auspicio per la vita dopo la morte.

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